lunedì 19 ottobre 2009

una piccola poesia (che ho scritto io)



IL SILENZIO DELLA NATURA

Il silenzio della natura
è una pace profonda

che si rispecchia nella tua cultura
come una grande onda

e penetra nel tuo cuore
con un suo sussurro

riempiendoti di gioia e di amore
nell'immenso cielo azzurro.


lunedì 29 giugno 2009

hello...............!!!


ciao a tutti.... belli e brutti!!! :-) vi sono mancata? eh dite la verità... sto aspettando ansiosamente il risultato di sociologia dell'educazione aiuto..... beh speriamo bene!?!


speriamo che la proffessoressa mi dia un 17.5 che arrotonda a 18!!! beh ora vi saluto baci baci


ciao ciao


statemi bene

lunedì 22 giugno 2009

buongiorno.......................... scusate il ritardo ma questa per me è stata una settimana pazzesca ogni giorno avevo un esame e a volte anche 2 in un giorno!!!
speriamo solo che siano andati bene dato che di alcuni non so ancora i risultati!!!!!!!!!!!!!!!
spero solo di avere preso 17.5 che arrotonda a 18!!!
cosa posso dirvi.... sono appena uscita dalla classe dove ho appena terminato un esame...e veramente era tosto...speriamo benone!!!
tanto per essere in tema HO SUPERATO L'ESAME DI TECNOLOGIE INFORMATICHE (COMPUTER) e il prof mi ha valutato il blog e ha detto che andava benone!!!... sono contenta almeno per quello.
statemi bene ci vediamo

lunedì 25 maggio 2009

Alimentazione nell'età infantile!!!



Una buona alimentazione è essenziale per una crescita ed uno sviluppo corretti. Infatti un corretto regime alimentare influisce sulla crescita fisica del bambino, sulla composizione del suo organismo, sulla funzione immunitaria e su quella mentale.
Ma cosa dobbiamo fare per nutrire correttamente i piccoli??? L'alimentazione deve assicurare l'introduzione di cinque classi principali di nutrienti: carboidrati, grassi, proteine, vitamine e minerali. Vediamoli insieme.
Proteine: Sono i mattoni del nostro organismo, le loro funzioni sono di accrescimento corporeo e rinnovamento dei tessuti. Le troviamo nei seguenti alimenti: carni, pesce, uova, latte, formaggi, legumi e cereali.
Carboidrati: Sono il carburante per muoversi, forniscono l'energia per le funzioni vitali. Si trovano nei cereali, nella pasta, nelle patate, nella frutta, nelle verdure e nei legumi.
Grassi:Sono la nostra riserva di energia, costituiscono le membrane cellulari e favoriscono l'assorbimento di alcune vitamine. Dove si trovano: formaggi, latte, olio vegetali, carni, pesce, uova.
Vitamine: Regolano i processi metabolici e le attività degli organi. In quali alimenti si trovano: frutta fresca, verdura cruda, ortaggi.
Minerali: Consentono un corretto funzionamento degli organi, regolano il volume dell'acqua nel corpo. Dove si trovano: frutta, verdura, pesce, carne, uova latte, formaggi.
Tutte queste sostanze devono essere introdotte con l'alimentazione e solo una dieta varia ed equilibrata riesce a fornirle quindi: MAI MANGIARE LE STESSE COSE, MA VARIARE SEMPRE!!!

venerdì 22 maggio 2009

L'APPETITO

Tra i motivi per cui le mamme si rivolgono ai pediatri , quello relativo all’appetito è uno dei più frequenti.
I genitori si preoccupano molto per la mancanza di appetito, hanno ragione?
Sicuramente l’appetito, anzi il buon appetito, è un parametro importante, forse il più importante, per giudicare lo stato di benessere di un bambino. I pediatri sanno che il primo segno dell’inizio della guarigione da una malattia è la ripresa dell’appetito. Tuttavia qualche volta i bambini, pur non essendo ammalati, possono non avere un buon appetito. Il problema è riuscire a tranquillizzare in modo convincente le mamme sul fatto che qualche volta i bambini possono anche “mangiare di meno”. Meno di che cosa? Perché il problema è sopratutto capire che cosa intendono alcuni genitori per mangiare “meno” o “poco” o addirittura “niente”.
Fra l’altro in genere le mamme quasi sempre dicono: “Il mio bambino non mangia niente!”.
Per capire esattamente di che cosa si tratta e quindi dare il consiglio giusto cerchiamo di chiarire alcuni aspetti :
· che cosa intendono le mamme per “non mangia niente”
· il periodo di durata dello scarso o nullo appetito
· lo stato di benessere o di non benessere del bambino (perdita di peso, di vivacità, di energia e di vitalità, cambiamento di umore).
Che ne pensate?
Secondo voi i bambini che mangiano poco o che adirittura non mangiano, vanno "sforzati"?
Perchè???
Vorrei sentire le vostre opinioni!!! grazie ciao!!!

giovedì 21 maggio 2009

Perché i bambini dormono tanto?






Una delle funzioni del sonno nel bambino è la maturazione del cervello, nel sonno vengono prodotti ormoni fondamentali per la crescita del bambino, nel sonno si consolidano le informazioni ricevute durante il giorno e si apprende. Il neonato è un essere straordinario in uno stato di continuo apprendimento. Questo elevato bisogno di sonno è parallelo all'intensa crescita che si verifica a questa età.

mercoledì 20 maggio 2009

I BAMBINI IPERATTIVI


Sono definiti iperattivi quei bambini di intelligenza normale, che non stanno mai fermi, sono sempre agitati, non riescono a star seduti. Hanno difficoltà a stare attenti, presentano cioè un deficit di attenzione.
Ma che cosa distingue un bambino vivace o semplicemente svogliato da uno affetto da "Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività"? È difficile spiegarlo in poche parole, ma i seguenti sintomi, compresenti, possono essere dei campanelli di allarme:
-non presta mai attenzione ai particolari;
-ha difficoltà nel mantenere l'attenzione su compiti e giochi per un tempo adeguato all’età
-ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività
-perde continuamente oggetti personali
-risponde prima che siano terminate le domande
-ha difficoltà ad attendere il proprio turno e interrompe continuamente chi parla
-presenta irrequietezza motoria delle mani, delle gambe e di tutto il corpo
-ha difficoltà a rimanere seduto quando necessario
-ha difficoltà nell'eseguire istruzioni che gli vengono fornite non per un atteggiamento oppositivo né per difficoltà di comprensione
-cambia frequentemente attività, lasciando spesso il lavoro incompleto
-ha difficoltà a giocare tranquillamente
-spesso non sembra ascoltare quello che gli viene detto
-spesso si dedica ad attività fisicamente pericolose non valutando le possibili conseguenze di certi comportamenti o giochi!!!


Tutto questo non è quindi da sottovalutare; e se necessario consultare il proprio medico di base!

venerdì 15 maggio 2009

IL BAMBINO E LA TELEVISIONE



Un bambino guarda la televisione in media due ore al giorno. Gli esperti dell'infanzia sono preoccupati. In una società in cui le madri lavorano e in cui si ha paura di lasciar uscire il bambino da solo, come non fare dei nostri figli dei "drogati" della televisione ? Certo, la televisione rappresenta una finestra aperta sul mondo, ma a piccole dosi. Infatti può avere un impatto considerevole sullo sviluppo sociale e affettivo del bambino che, non dimentichiamolo, ha bisogno sopratuttto di giocare, di sognare, di dar sfogo alle sue energie...insomma di essere libero!!!

mercoledì 13 maggio 2009

TABELLA LEGAME ANIMALI E BAMBINI


I cuccioli di casa vivono a stretto contatto: cani e bambini passano molto tempo insieme e non si scambiano solo delle carezze!!! Leggiamo i dati conclusivi di uno studio che parla proprio delle abitudini e dei comportamenti che si instaurano tra loro. Ne emerge un panorama fatto di baci, scambi di cibo e condivisione di ambienti: dal divano al letto, in quanto a sicurezza sanitaria e igiene la situazione lascia qualche perplessità. Ecco perchè poi dovete lasciare un commento che critica la tabella sottostante!!!


Dati sul vissuto bambini - animali
80% dei bambini bacia il proprio animale
38% dei bambini divide il cibo con il proprio animale quando guarda la tv
38% dei bambini gioca con il proprio animale sul letto
28% dei bambini divide il cibo con il proprio animale se pensa di non essere visto dai genitori
21% dei bambini permette al proprio animale di leccargli le dita sporche di cibo
36% dei genitori ammette che il proprio figlio/a non si lava le mani dopo avere giocato con l'animale da compagnia o comunque non lo fa abbastanza.

lunedì 11 maggio 2009

Contatti tra cuccioli: piccoli a rischio per comportamenti poco igienici



Nelle famiglie italiane vivono 6,4 milioni di cani e 6,7 milioni di gatti: un nucleo famigliare su quattro possiede un animale a quattro zampe. La convivenza con l'animale domestico accresce e migliora la vita di relazione di tutti, in special modo quella dei bambini e degli anziani. Anche se la presenza di cani e gatti richiede cure specifiche e responsabilità, per evitarecontagi e diffusione di malattie.

mercoledì 6 maggio 2009

IL RAPPORTO BENEFICO TRA IL BAMBINO E L'AMICO A 4 ZAMPE




Scuola di vita


Uno degli aspetti più importanti del rapporto tra il bambino e l'animale familiare è la carica emotiva di cui il legame è intessuto: come emerso dalle indagini effettuate in tal senso, nel caso in cui l'animale venga allontanato dal piccolo tale fonte di supporti emozionali esita nella maggior parte dei casi in una più o meno accentuata sindrome da privazione.Cani e gatti permettono al bambino di prendere coscienza sia della propria essenza di essere vivente che dei propri doveri e responsabilità di essere umano: necessitano, infatti, di essere alimentati, accuditi, puliti, controllati e tenuti costantemente in osservazione. È una vera e propria scuola di vita, in quanto il bambino si rende conto, giorno dopo giorno, che anche l'animale, al pari suo, mangia, beve, dorme, sporca, gioca, obbedisce e disobbedisce.

martedì 5 maggio 2009

2^a parte: cosa dicono gli scienziati secondo il contatto tra bambini e animali




Dicono che per il corretto sviluppo psicofisico dei bambini è benefica la vicinanza con un animale domestico. Crescere e conoscere un altro essere vivente che, come loro, ha bisogno di cure e attenzioni sviluppa la loro sensibilità e la loro socievolezza. Sta però ai genitori, in quanto adulti, educare e controllare i propri figli secondo le regole del buon senso e dell'igene.

mercoledì 29 aprile 2009

Un amico a quattro zampe aiuta a crescere


I bimbi acquistano maggiore sicurezza in sé stessi se c’è un compagno a quattro zampe sempre presente che non li abbandona neanche se gli hanno fatto qualche dispettuccio. Inoltre, nei piccoli che possiedono un animale aumenta anche il senso di responsabilità, perché si rendono conto che il cane o il gatto di casa hanno bisogno di essere accuditi, nutriti e coccolati, proprio come loro.Una volta appreso che gli animali, nonostante siano così diversi da noi, hanno esigenze molto simili alle nostre, il bambino sarà più disposto ad accettare e comprendere tutto ciò che è diverso, diventando una persona più sensibile e rispettosa sia della natura che della realtà in generale. Una persona che ha condiviso l’infanzia con un cagnolino o con un micio, difficilmente maltratterà o abbandonerà un animale da adulto. L’amicizia con FIDO o FELIX può aiutare anche i bimbi particolarmente timidi o chiusi a diventare più socievoli e può far superare la paura degli animali ai piccoli che hanno avuto magari esperienze negative (come morsi o graffi) grazie al rapporto fidato con un animale proprio.Questi i benefici dal punto di vista psicologico, ma la voglia di giocare con un cucciolo che corre qua e là o il desiderio di portare il cane di casa a fare una passeggiata contribuiranno anche allo sviluppo fisico dei nostri figli, grazie a un’attività sana e divertente.

lunedì 5 gennaio 2009

I GIOCATTOLI

Parlare dei giocattoli mi da l'occasione di dire qualcosa a proposito dei giochi di squadra. Si tratta di giochi, quali nascondino, rubabandiera, etc., che si fanno fra gruppi di ragazzi. Questi giochi di squadra aiutano molto i bambini a crescere. Durante questi giochi, essi imparano a rapportarsi gli uni con gli altri e trovano degli amici. Un bambino che cresce davanti alla TV non si diverte certamente di più e, da adulto, probabilmente avrà dei problemi nel trattare con i propri simili. Il gioco, sia quello coi giocattoli che quello di squadra, ha una grande importanza nell'educazione dei ragazzi. Nella nostra società, che tende sempre più a organizzare la giornata e a sacrificare ogni cosa nella competizione per ottenere dai propri figli il massimo, occorre riconoscere il valore del gioco e assegnargli degli spazi, accanto a quelli dedicati alla scuola e allo studio.

I GIOCATTOLI: UNA DISTRUZIONE CREATIVA PER I BAMBINI

In molti paesi del mondo, i bambini non possono comperare dei giochi perchè costano troppo, quindi se li costruiscono. Anche in Italia, fino agli anni '60, giochi come questi erano molto diffusi. Poi, con il rapido aumento del benessere, i bambini hanno potuto procurarsi giochi nei negozi. Nel frattempo, le strade sono diventate sempre meno sicure e, anche a causa dell'aumento del traffico, i bambini non giocano più nella strada. Tutto questo ha portato alla scomparsa dei giochi di una volta. Infatti, i bambini di adesso non li conoscono più.

lunedì 29 dicembre 2008

I momenti di tempo libero da dedicare al gioco erano veramente pochi ma, quando questo accadeva, giocavano tutti, grandi e piccini, e non mancavano gli spettatori che assistevano alle prove. I giochi erano basati sulla destrezza, sull’agilità, sulla velocità, sulla coordinazione ma principalmente sulla forza fisica. A volte diventavano violenti ed aggressivi perché, in parte, rispecchiavano i comportamenti sociali del tempo. I giochi, sono sempre figli del tempo e si adattano al contesto sociale nel quale si svolgono. Ieri non esisteva nessun disturbo dall’esterno, niente TV, niente computer, scarsissima produzione industriale di giocattoli con, in compenso, una solida presenza di rapporti interpersonali e di socializzazione. Era considerato importante lo stare insieme, anche i momenti di lavoro si trasformavano in occasione di socializzazione. La persona allora era al centro della società e il gioco era di tipo collettivo-creativo e ad alto contenuto sociale. I bambini di oggi non sanno più cosa voglia dire avere un cielo azzurro sulla testa, schiacciati dalla loro passività di soggetti cresciuti davanti alla TV, con gli occhi abituati ad incamerare sempre più immagini e a produrre sempre meno parole. Ieri il bambino non aveva bisogno dell’adulto, della guida, erano indipendenti ed autonomi nel gioco prima e nella vita, poi; oggi non sono abituati a scegliere, c’è sempre qualcuno che provvede ad indirizzarli verso qualcosa e quando non c’è l’adulto c’è bisogno del computer o di altro. L’oggetto giocattolo è il nulla e dietro di esso si aggrovigliano il vuoto delle relazioni umane e l’assenza della fantasia, della creatività e dell’inventiva; in questo modo il gioco, inteso come tempo della piena libertà infantile, viene spogliato di spazi ampi e differenziati e mutilato dei propri segni educativi quali il movimento, la comunicazione, la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione. Il bambino, spesso, non sceglie in base alle sue esigenze ma viene trascinato in forme di divertimento imposte, create artificialmente, prefabbricate. Bambini che stanno insieme fisicamente ma che non socializzano affatto, tra loro non si creano rapporti interpersonali ma soltanto muri di isolamento e solitudine.

3° PARTE (I GIOCHI DI UNA VOLTA)


Un dato certo è quello che molti giochi sono praticati, in modo simile, in molte regioni della terra tra i popoli civili e quelli barbari e questo è un fatto straordinario.Osserva il Pitré “Questo fatto ha un grande significato per l’etnografia e porta un certo contributo nelle spiegazioni di alcuni fenomeni psicologici e sociali. Ci sono degli svaghi come quello dell’anello o del cerchio o della palla o della trottola o della moscacieca che si riscontrano sia fra i popoli dell’Europa che tra i negri dell’Africa, sia fra gli indigeni dell’America che nelle tribù selvagge dell’Oceania. Ciò dimostra che vari giochi hanno un fondo comune di tradizione, cioè uno l’ha imparato dall’altro, in epoche quando gli uomini delle primitive sedi dell’umanità si portarono nelle diverse contrade, modificandoli e adattandoli ai nuovi ambienti e alle nuove abitudini.” Il grande folclorista siciliano afferma che almeno un terzo di giochi conosciuti in Italia nell’Ottocento era patrimonio dei fanciulli e degli adulti di gran parte dell’Europa. In questo lavoro vengono riportati, in alcuni casi, nomi di giochi simili praticati in varie regioni italiane, non sempre, però, questi giochi sono perfettamente uguali, anzi spesso ci sono differenze nei regolamenti e nello stesso modo di giocare. Questo è il segno evidente della grande originalità e creatività che sta alla base dei giochi ma, che non esclude l’evidente collegamento tra le svariate espressioni. La maggior parte dei giochi di ieri si svolgevano all’aria aperta, erano passatempi semplici, salutari e più adatti alla vita di allora. Le case erano molto piccole e poco comode, mentre di spazi liberi se ne trovavano in abbondanza, la piazza diveniva un ottimo laboratorio.

2° PARTE


Giocando il bambino misura l’ambiente, prende coscienza dello spazio, misura le reazioni dell’adulto ed impara a vivere. Il Gioco favorisce l’integrazione; l’attività ludica non prevede in nessun modo, differenze sociali o fisiche o di razza, durante le fasi di gioco si è solo partecipanti o concorrenti, nient’altro.I giochi, secondo Lhotzky, sono la parte più seria della vita del bambino, sono il lavoro più grave che egli compie. Il gioco, come trasposizione del lavoro, dove il bambino impegna tutte le sue abilità e la sua creatività, per riuscire nel gioco dà il massimo di sé, proprio come fa l’adulto nelle attività lavorative.La struttura-gioco, comprende una serie di componenti significative e di grande interesse. Un elemento essenziale del gioco è rappresentato dallo “spirito d’imitazione”. Atti, opere, comportamenti vengono riprodotti dal bambino con grande attenzione e con sorprendente spontaneità e vengono adattati ai suoi giochi. Un’altra importante qualità caratterizza l’attività ludica del bambino, la “competizione” con tutte le peculiarità che il termine presuppone: abilità, coraggio, azzardo valore sociale. Il Guyot dice “In quasi tutti i giochi la più grande soddisfazione sta nel trionfare su di un’antagonista, l’amore della vittoria è una condizione di esistenza per tutte le specie viventi, perciò abbiamo bisogno di soddisfarla”. Non meno importante è l’elemento “emozionale”, inteso come piacere di far parte del gruppo, di partecipare al gioco, di sentirsi protagonista della gara, di mettersi alla prova e di riuscire a superare le difficoltà. Esiste, poi, nel gioco un intimo desiderio di “piacere” e di “godimento”. La soddisfazione di riuscire a vincere gli ostacoli arrivando a trasformare sensazioni ordinarie in sensazioni piacevoli e gratificanti. Anche gli sforzi diventano piacevoli e superabili come l’andare dietro ad un cerchio, o l’inseguire una palla o il rincorrersi in lungo e in largo.

GIOCHI D'INFANZIA DI UNA VOLTA


Il gioco è sicuramente l’espressione più autentica e spontanea dell’infanzia, è attraverso l’attività ludica che si possono intravedere tendenze ed inclinazioni del bambino. Dice il Pitrè “Il fanciullo è un piccolo uomo e noi, fanciulli di una volta, possiamo, nei suoi atti scomposti e meccanici d’oggi vedere o prevedere i suoi atti relazionali di domani come nel breve, ahi! troppo breve! periodo della sua età spensierata, studiare quelli men brevi dell’agitata adolescenza e della non lieta maturità”.I bambini possiedono l’istinto del gioco e questa attitudine emerge già in tenera età. Il gioco è una delle componenti principali nella formazione psico-fisica dell’individuo; è occasione di socializzazione e di apprendimento; è formazione ed educazione; il gioco stimola l’inventiva, la curiosità, l’ingegno, la manualità, la creatività; esso abitua alla competizione, alla riflessione, al rispetto delle regole; attraverso il gioco si potenziano abilità fisiche e motorie, contribuisce a formare la mente; rappresenta, inoltre, un vero e proprio allenamento che il bambino compie inconsapevolmente per avvicinarsi ed adattarsi alla società degli adulti. Con il gioco, il bambino ritrova il sorriso e la spensieratezza scordandosi dei piccoli malumori quotidiani.

RIFERIMENTI TEORICI


Vygotskij sottolinea l'importanza del gioco, soprattutto in età prescolastica, in quanto offrirebbe al bambino la maggior opportunità di compiere esperienze ricche e varie. Secondo questo autore attraverso la finzione ludica il fanciullo allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo. L'attività creativa, l'inventività, deriverebbero dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. A suo avviso, infatti, è il mezzo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. Per comprendere come il gioco faciliti il processo d'astrazione, Vygotskij parte dalla percezione dei bambini. All'inizio la percezione dell'oggetto è totalmente associata all'azione che il bambino può compiere su di esso, per es., la porta al fatto di potersi aprire e chiudere, il cavallo al fatto di cavalcare; con il gioco di immaginazione il bambino per la prima volta separa un oggetto dalle sue azioni o dalle sue proprietà. Tuttavia all'inizio non arriva a un vero e proprio processo simbolico in quanto il bambino ha bisogno di un oggetto concreto che in qualche modo renda possibile l'azione ed evochi realisticamente l'oggetto che vuole rappresentare. Per questa ragione l'oggetto usato nel gioco ha sempre, sia pur in maniera limitata, qualche proprietà che l'oggetto intende evocare. Bruner considera il gioco intanto "un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa"; inoltre gli appare come "una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale". In questi giochi di finzione, del "fare finta che...", il bambino segue inizialmente un impulso puramente imitativo, che lo aiuta a varcare i limiti dell'infanzia, per proiettarsi nel mondo degli adulti, e impersonarne i ruoli.